one big onion
come un gufo durante il giorno
Una questione di priorità
Categories: pourparler

Ogni tanto leggo il blog di militant e ne rimango sempre affascinato per le perle che vi si possono trovare. Questa volta mi ha fatto sobbalzare dalla sedia (e ce ne vuole visto lo stato di narcolessia in cui solitamente mi trovo) tale passaggio:

“Privatizzare tutto ciò che un tempo era di proprietà dello Stato è assunto, da ormai un trentennio abbondante, quale dogma irrinunciabile di qualsiasi ricetta economica. Soprattutto oggi, dove il ruolo economico dello Stato viene identificato come controllo della politica sull’economia, dunque della “casta” sulle imprese, distorcendo le leggi di un mercato altrimenti perfettamente in grado di regolarsi da sé. Producendo, anche a sinistra, il rifiuto della proprietà statale sui mezzi di produzione economici, in luogo di fantasiose “proprietà comuni” che non siano né private né statali”

Quindi se una proprietà non è statale è “fantasiosa”. Va bene, compagni, a volte mi sembra che il capitalismo reale sia molto più aperto, tollerante e progressista del socialismo che immaginate. Nella società borghese ci sono più spazi per uscire dal mercato che in questo socialismo reale in cui tutto è Stato (e dunque anche mercato).

E quindi continuiamo con l’elenco. E nei centri sociali la devono smettere di fare propaganda antiproibizionista perchè certo la priorità non sono le canne. E la questione del reddito va affrontata in termini di salario perchè tutti devono e possono lavorare quindi la priorità è il salario. E le Pussy Riot fanno torto all’antimperialismo perchè la priorità non è la liberazione dei corpi ma lo scacchiere geopolitico in cui si combattono tra loro gli Stati capitalistici cattivi e quelli buoni. E mo solo la proprietà statale è buona.

Continuo ad immaginare, in un angolo remoto del mio cervello, il comunismo come qualcosa di vicino al processo di liberazione. Poi leggo le parole dei comunisti e mi rendo conto che le priorità da loro individuate per arrivare alla fine di questo processo fanno tutte il percorso opposto e conducono dalla parte dello sfruttamento. E quindi mi rinchiudo nella mia cameretta pensando che la mia priorità non è dare un nome altisonante alle cose, che magari significano l’esatto opposto, ma più umilmente fare, praticare, almeno qualcuna di queste cose. Poi le possiamo chiamare come vogliamo, Arturo, Grande Cipolla, Sti gradissimi cazzi etc. Basta che non mi affollate la mente con queste vostre oscure dialettiche mortifere. La foto che ho messo a corredo di questo post forse spiega meglio cosa intendono loro e cosa intendo io.

 

 

1 Comment to “Una questione di priorità”

  1. I must thank you for the efforts you’ve put in penning this blog.
    I’m hoping to view the same high-grade blog posts by you
    in the future as well. In truth, your creative writing abilities has encouraged me to get my own,
    personal blog now 😉

Leave a Reply