one big onion
come un gufo durante il giorno
Benvenuti a sti forconi

“Noi non abbiamo bisogno di incontrare le parti sociali, perchè noi siamo le parti sociali”. Così, in quell’insuperabile mix di ignoranza e arroganza, la deputata grillina Lombardi replicava a Bersani durante i colloqui per la fallita formazione del governo prima delle larghe intese. In questa frase c’è raccolta tutta la presunzione grillina di superare corporativamente i partiti di opinione e la rappresentanza parlamentare classica che è a fondamento della democrazia traballante che abbiamo oggi in occidente. Ponendosi a sostituzione della classe politica senza le mediazioni della “Casta” e ipotizzando un’evoluzione in democrazia diretta dei cittadini in realtà Grillo ci fa fare un grosso passo indietro verso una concezione fascista e corporativa della politica in cui i conflitti vengono eliminati grazie ad una nuova forma di rappresentanza di interessi e categorie che tendono verso il Partito Unico, stavolta quello della Gente, dei cittadini italiani traditi dai politici.

I dispositivi in cui il populismo grillino tende a trasformare il “Que se vajan todos” in fascismo sono perlomeno due e sono i classici fondamentali dell’annullamento del conflitto di classe: da un lato la riduzione nazionalista che fonda un popolo assediato dai barbari che “non riusciamo a mantenere” speculando sulle pulsioni razziste e dall’altro la chiusura interclassista del conflitto attraverso la creazione di un popolo che avrebbe degli interessi comuni nei confronti di nemici sia esterni, appunto i barbari invasori che chiedono spazio, sia interni, i soliti parassiti della propagnada fascista, cioè i banchieri, Equitalia, i sindacati, ma mai gli imprenditori a cui Casaleggio si rivolge appunto come collega. Interclassismo e nazionalismo sono due elementi sufficienti a fissare a destra il movimento grillino che mira non più a difendere il modello di rappresentanza proporzionale ma vuole utilizzare, al pari di tutti gli altri partiti in campo da destra a sinistra, una legge elettorale maggioritaria che gli consenta di “vincere” ed avere in mano le istituzioni potenzialmente con un solo terzo dei voti totali. In questo caso ci troveremmo di fronte ad una forzatura autoritaria parecchio eclatante.

Dal basso poi stanno emergendo dei fenomeni, come la manifestazione del 9 dicembre, che presentano alla stessa maniera questi due dispositivi di neutralizzazione del conflitto. Può sembrare paradossale che delle rivolte popolari possano normalizzare il conflitto così come può far indignare qualcuno dire che il populismo di Grillo sia funzionale alla rappresentanza politica, ma in entrambi i casi mi pare evidente come Monsieur Le Capital se la rida sotto i baffi. Così come i grillini vogliono finanziare con l’abolizione del finanziamento pubblico il microcredito per le imprese così allo stesso modo i piccoli imprenditori travolti dalla competizione reclamano migliori condizioni per fare profitti appellandosi alla riduzione di tasse sullo sfruttamento del lavoro e al protezionismo a difesa del famoso  Made in Italy. Quel Made in Italy che veniva prodotto a Prato dagli schiavi cinesi nascosti nel capannone o quel Made in Italy delle zone fiscali avvantaggiate in Europa, quel grande livello di qualità e quel marchio risolutore invocato che nascondono a mala pena uno sfruttamento intensivo del lavoro che sconfina nello schiavismo.

Si potrebbero fare tanti discorsi sul lavoro autonomo e sulle partite IVA ma qui stiamo parlando delle forme in cui lo sfruttamento viene esercitato e diffuso nella società: quello stesso Stato che viene criticato per le tasse e per Equitalia è lo stesso che ti consente di sfruttare i lavoratori e di metterti in competizione nel mercato globale. Possono apparire pure più rivoluzionari padroncini, camionisti e sottoproletariato aggregato di tutta la sinistra del lavoro dipendente e dei pensionati e capisco la rabbia di chi, da precario, si è visto tradito dal proprio blocco sociale di riferimento. Per questo tutta la polemica in atto nel mondo antagonista è anche fondata e capisco pure che ci si rifiuti di “Mettersi sotto l’ombrello del PD” e di chiamare i vecchi dell’ANPI e della FIOM contro i fascisti in piazza. Non è facile oggi ricomporre nessun blocco sociale fondato sul conflitto contro il capitale, questo mi pare pacifico, è però un po’ troppo semplice passare da quello della sinistra a quello della destra in eguale codismo opportunista. Non serve proprio a niente, al netto di tutte le pippe sociologiche e filosofiche sulla rivolta e sulla composizione di classe.

Una tradizione di pensiero marxista eterodossa non si è fossilizzata sulla centralità della soggettività operaia quando andava forte come un treno puntando anzi l’analisi sul rifiuto del lavoro e sulla fuga dal comando del capitale, sulla conseguente destrutturazione della soggettività operaia, figuriamoci se adesso dobbiamo puntare sulla richiesta dei nuovi padroncini di creare plusvalore. Non è accettabile questo metodo. Siamo di fronte a grossi processi di accumulazione di ricchezza e di concentrazione di potere: il Welfare più che ritirarsi vede sempre di più canalizzare le proprie risorse in funzione del controllo sociale. Spezzare e destituire questi processi di valorizzazione è l’unica strada percorribile e sono linee di fuga che vanno in direzione contraria allo strapotere del mercato mettendo insieme la cooperazione degli individui.  Oggi questo lavoro è più di scomposizione che di ricomposizione e sarebbe più onesto ammetterlo piuttosto che cercare scorciatoie politiciste. Ci sarebbe da dire dell’altro magari aggiungerò qualcosa nei commenti se a qualcuno interessa questo ragionamento.

5 Comments to “Benvenuti a sti forconi”

  1. Movimento galiziano ha detto:

    Non siamo forconi, non siamo piddì, ma noi chi cappho phiamo?

  2. molti ha detto:

    non sono forcone, non sono piddì, e mo me faccio un petardo cosìììì

  3. Kigen ha detto:

    E non lo so, mo vediamo. Potrei pubblicare direttamente il discorso del Brillante Compagno

  4. Il nostro inviato a Pyongyang ha detto:

    A proposito del titolo di questo post, qui i generali non epurati si sollazzano a concludere la canzuncella con: “…e tu che sei un po’ piddì, e dimme un po’ che c’hai da dì!”

  5. Il nostro inviato a Pyongyang ha detto:

    Ben ritrovati a tutti i lettori di questo blog, purtroppo non ho potuto scrivere molto in questo periodo perché qui a Pyongyang siamo stati impegnati a stroncare sul nascere il tentativo di un golpe controrivoluzionario guidato dallo zio del Brillante Compagno, il quale è stato immediatamente arrestato, processato e giustiziato per volere del nipote. Ma d’altronde, chi è che non ha almeno un parente che vorrebbe uccidere…

    Venendo a noi, più che dei forconi qui a Pyongyang ci si chiede: quand’è che sul blog uscirà il consueto messaggio di fine anno del vostro Caro Leader?

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