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come un gufo durante il giorno
Non ci vuole mica uno scinziato per rispondere a Leonardo
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L’altro giorno ho letto il post di WuMing su Giap riguardo il Pd, Il partito del Nonsenso, e l’ho trovato condivisibile dalla prima all’ultima parola, di più, lo trovo alquanto necessario soprattutto in questo momento politico preciso in cui i democrats sono al governo con Berlusconi e in prima linea nel reprimere con la forza movimenti come quello No Tav (ma non solo). La presenza nello stesso luogo fisico del governo dei democratici e della destra berlusconiana e nel cantiera in Val Susa di polizia, carabinieri, giornalisti, senatori, pubblici ministeri etc. ridefinisce i contorni dell’immagine che abbiamo di fronte rendendola parecchio più nitida e visibile: chi crede nel Pd come partito di “sinistra” seppur moderato e pensa che il centrosinistra sia da riformare e rinnovare in qualsiasi modo, sia pur di tenerlo come interlocutore di sponda politica in Parlamento, beh adesso è costretto più che nel passato a fare i conti con la realtà. Per questo oggi è difficile ascoltare il consueto ritornello del “allora volete far vincere Berlusconi” e del “menopeggio”, i cantori del centrosinistra sono chiusi in un angolo aspettando la loro prossima occasione. Che ovviamente non tarderà ad arrivare. E’ forse giusto allora prepararsi a quel momento con la lungimirante tattica del “bastonare il cane che affoga” perchè che il Pd sia il principale ostacolo al progresso di questo paese non è assolutamente pacifico, anzi, basta leggere alcune reazioni al post di WuMing e ci si rende conto di questo fatto.

Una reazione al post pubblicato su Giap su tutte mi ha colpito, quella espressa dal noto blogger Leonardo (uno dei primi blogger italiani a fregiarsi di questo nome così spesso soltanto ottimo sinonimo di disoccupato)uno che sta in rete prima dei tempi di Facebook e che ha da dire la sua sull’argomento. La prima riflessione contenuta nel post di Leonardo mette subito in chiaro una cosa, a dir la verità abbastanza ardita, cioè che il blogger non si mette neanche scuorno di difendere il governo Letta: “Più in generale lo vorrei chiedere a chi passa di qui e inveisce contro il vergognoso governo di compromesso, e contro il compromesso stesso, chiamandosi fuori: come se ci fosse ancora un fuori. Con tutto il garbo che riesco a simulare: ma insomma, voi cosa proponete esattamente? Elezioni in settembre? Con la stessa legge elettorale? E pensate che ne uscirebbe una situazione molto diversa? Siete sicuri che sarebbe una situazione migliore? Vale la pena di rischiare? Ma insomma che governo vorreste, visto che questo vi fa schifo (e fa schifo anche a me: ma voi ci tenete a comunicare che vi fa schifo di più, vi fa schifo in un modo che non riuscite a tollerare, e questa vostra insofferenza è un valore, mentre la mia sopportazione è evidentemente una colpa)”. Come incipit è abbastanza hard, si mette da coppa a tutti i democratici scontenti del governo Letta, dai Pippi Civati a Casson etc. Devo confessare che con un inizio del genere mi sto chiedendo se ne valga la pena continuare a ragionare su questo testo, però il seguito chiama in causa una cosa che mi sta a cuore e cioè il rapporto tra i movimenti e il contesto politico generale, per cui diciamo che Leonardo ha voluto premettere che non ha paura di niente e di nessuno difendendo a priori il governo Letta e di tale interlocutore non si può avere che un certo rispetto misto a timore.

Segue infatti un rapido sguardo globale sui paesi in rivolta in tutto il mondo riassunto con un laconico “nonostante i movimenti radicali non sta succedendo niente”. Ma proprio in tutto il mondo? Nulla si muove contro i poteri globali del neoliberismo: “Niente o quasi. Magari mi sbaglio, magari mi sembra la bonaccia definitiva e invece è l’occhio del ciclone. Però un paio di anni fa c’erano gli Indignados in Spagna: risultati? Occupy Wall Street: conseguenze? La rivolta turca come va? In Egitto, Piazza Tahrir ha buttato giù il regime, non si può dir di no. Oppure si potrebbe dire che l’esercito ha mollato Mubarak e ha affittato piazza Tahrir. Vedremo. Cosa resta? In Libia e in Siria più che movimenti sembrano bande armate. Forse in Tunisia. Non è un bilancio entusiasmante”. Mi sembra una lettura abbastanza politicista, nel senso che non è che puoi guardare alla immediata forma di governo di un paese, alla composizione dei partiti al potere, per giudicare l’efficacia di un movimento di protesta e di quello che ha smosso nell’intera società in cui è radicato. Non è che siccome nessun esponente di Occupy domani mattina non si mette al posto di Obama che mi vieni a dire che in America i movimenti hanno perso. Faccio questo esempio riferito agli USA per far capire quanto poi si possa essere ingenerosi nel giudicare l’efficacia delle rivolte nei paesi arabi: “non hanno manco fatto cadere il regime, anzi, vabbè il regime è caduto, però ci stanno ancora l’Islam e i militari…”. E grazie al cazzo.

Allora se il problema è leggere quanti ministri ha il partito legato all’Internazionale Socialista nel nuovo governo ha ragione Leonardo ad affidarsi al giovine Letta piuttosto che ai movimenti di lotta, solo che poi i leaders mondiali dei socialisti sono fisicamente gli stessi del Fondo Monetario Internazionale e della NATO, diciamo non proprio due alleati dei movimenti e questo chissà perchè ai democrats italiani non viene mai in mente…Torniamo così al nostro paese dove, è risaputo, “non si muove nulla”, lo dicono tutti su Facebook che non ci sono lotte. Magari non ci sono grandi lotte, esclusa ovviamente quella contro il TAV contrastata a mani nude dal Pd, e queste lotte non porteranno immediatamente ad un cambio di regime però per Leonardo bisogna ancora fare i conti con il movimento NoGlobal di Genova 2001 perchè i suoi esponenti sono comunque ancora tra noi. Lo stesso Leonardo cita la sua presenza tra il movimento dell’epoca. Il problema per il blogger è che quei movimenti non si sono organizzati a sufficienza: “Ma probabilmente mi sono sempre aspettato molto meno dai movimenti. Per esempio: mai pensato che si potesse fare la rivoluzione, armata o no. La tentazione palingenetica, direbbe Bersani, ecco: mai avuta. Per me i movimenti avrebbero dovuto attirare tanta gente, spostare il baricentro dell’opinione pubblica verso sinistra, e soprattutto portare alla ribalta una nuova classe dirigente. Quelle famose persone fighissime, ancora giovani, ma aggiornate, in grado di padroneggiare le nuove tecnologie e di capire prima degli altri dove stavamo andando. Per me i movimenti erano anche e soprattutto un’occasione per trovare queste persone, che una scuola di partito non avrebbe selezionato mai. E un grosso problema del PD è senz’altro la scarsa selezione nelle vecchie scuole di partito. Ma se nel 2001 mi capitava di pensare al futuro, non m’immaginavo un eden bucolico coi piadinari al posto dei MacDonald’s. Speravo che nel 2013 in Italia ci sarebbe stato un solido partito di sinistra guidato e sorretto da gente capace e competente che si era fatta le ossa nel Movimento dei Movimenti. Non è andata così”.

Questo non è assolutamente vero. Anzi, tanti giovani del movimento NoGlobal, alcuni li ho conosciuti personalmente, si sono riversati nei partiti di sinistra per fare anche i dirigenti. Io ne ho visti tanti in special modo dei Giovani Comunisti e devo dire che si sono subito adeguati al peggiore modo di fare politica degli adulti presenti in quei partiti che avrebbero dovuto cambiare dall’interno. Si sono integrati alla grande, c’è stata un’ottima selezione della classe dirigente in questo senso: i più scaltri sono passati direttamente dalla lotta di piazza al consiglio di amministrazione della municipalizzata o dentro l’assessorato a spartirsi i progetti e le poltroncine ancora a disposizione. Solo che adesso sono tutti i partiti a stare in difficoltà, non solo gli ex noglobal, e questo è ovviamente un bene, un’ottima cosa e non una sciagura come crede Leonardo che sogna il nuovo-vecchio partitone della sinistra. Che poi, lo dice stesso lui, questo partito già c’è e governa insieme a Silvio Berlusconi, quindi non capisco di cosa si lamenti. E ancora dice il blogger “E in coscienza non credo che sia stata colpa delle vecchie nomenklature dei partiti di sinistra; non credo che sia stato un complotto di D’Alema o Bertinotti per tenere alla larga le menti migliori della mia generazione. Purtroppo temo di non averle mai viste, le menti migliori della mia generazione. Anche quando i partiti imploravano facce nuove, e D’Alema e Bertinotti si stavano pensionando, non si è presentato nessuno. Nel frattempo i movimenti si erano ridotti al lumicino e candidavano alle primarie PD il Candidato Senza Volto. Una pagliacciata che tutto sommato riassume tutta l’inadeguatezza di una generazione, la mia, che non può neanche dire di aver perso come quella di Gaber, perché per perdere bisogna almeno partecipare, metterci la faccia, e noi no”.

Qui mi sento chiamato in causa personalmente perchè partecipai all’epoca a quella pagliacciata del senza volto. Non mi interessa adesso dimostrare che non fu una pagliacciata, può darsi benissimo che lo fosse, però vorrei modestamente dire che non mi sento uno sconfitto perchè non sono stato in grado di diventare un dirigente della sinistra. Ci sarei potuto riuscire benissimo, mi è stato proposto tante volte ed ho sempre rifiutato perchè all’epoca vendevo cabine elettriche prefabbricate e quei pochi soldi guadagnati mi bastavano per campare. Ma anche se non fossero bastati non mi sarei mai messo a fare il leccaculo del politico Pd (all’epoca Pds o Ds)per farmi una cosa di soldi alle spalle dei tanti ragazzi come me che però non facevano “politica”. Mi sento più che altro uno sconfitto perchè non ho più un lavoro e ho sempre meno reddito (non che mi piaccia lavorare, figuriamoci), non ho futuro come altri milioni di persone della mia età e della mia regione. Certo avrei potuto “salvarmi” individualmente ma non l’ho fatto perchè non mi sarei potuto guardare allo specchio la mattina (verso mezzogiorno, eh) senza sputarmi in faccia da solo. Ho cercato, pure quando facevo quella pagliacciata del candidato senza volto, una via di uscita collettiva, “salvarsi il culo il più collettivamente possibile”, come dice WuMing e ancora oggi sto lì a cercarla. Anche se devo ammettere che ho sempre meno energie.

links:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13730

http://leonardo.blogspot.it/2013/07/dal-g8-grillo.html

 

1 Comment to “Non ci vuole mica uno scinziato per rispondere a Leonardo”

  1. elofoolish ha detto:

    mi hai fatto venire in mente questa frase bella di Tano D’Amico

    Mie signore e miei signori, siamo ancora gli insoddisfatti, quelli a cui va stretto il mondo. Quelli che si tengono per mano e riempiono le strade.

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