one big onion
come un gufo durante il giorno
La polizia è tutto

Alla fine hanno rieletto il garante del Patto Ribbentrop-Molotov, il padre della legge che costruì i lager per migranti, il filo craxiano del PCI, l’uomo della NATO classe 1925. Giorgio Napolitano si appresta a mettere una pezza al casino che ha combinato quando affidò il governo a Monti. Quello che dovrebbe essere ancora il suo partito, il Pd, non ha saputo trovare una via d’uscita al suo precedente rifiuto di continuare per altri sette anni e dunque Re Giorgio potrebbe essere il garante di un nuovo governo ancora più tecnico, ormai quasi presidenziale.

Le divisioni nel Partito Democratico hanno attirato l’attenzione di tutti i commentatori e delle varie tifoserie sui social networks. Chi ha pianto per la fine del Pd, chi si è indignato perchè non seguisse una linea più di sinistra: è stato tutto un continuo pianto greco basato sulla grande illusione che ci sia qualcosa da salvare in quel partito, qualcosa a cui attaccarsi o da modificare, spostare a sinistra, aprire ai movimenti e alla società civile etc. Troppo grande l’incertezza creata dall’esito elettorale e dalla fine del bipolarismo perchè quel partito potesse prendere con decisione la strada dell’alleanza con Berlusconi o con Grillo. Le spinte e controspinte hanno lasciato sul campo come vittima il segretario Bersani, che ha cercato di non formare quella grande coalizione che Napolitano gli chiedeva dal principio della crisi ed è rimasto ostaggio di Grillo che naturalmente non gli è venuto in soccorso.

Del resto Bersani lo aveva annunciato qualche settimana fa: non esiste un Piano B e dunque si è dovuto letteralmente togliere di mezzo, sfiduciato da oltre cento deputati che hanno impallinato la candidatura di Romano Prodi. Il siluramento inaspettato del Professore bolognese ha dimostrato come al Pd ormai non bastasse nemmeno il richiamo del Padre Fondatore, sperso nella diplomazia africana, perchè la crisi del centro-sinistra è tale e di prospettiva che ai democratici serve quantomeno un congresso a breve scadenza. Qui vedremo quale sarà la futura gestione del principale partito della borghesia italiana: ci sarà una svolta a destra con Renzi e una rottura con l’ala sinistra verso Vendola oppure il contrario con una rottura dei renziani verso quello che viene definito “riformismo”? In fondo non cambierebbe molto negli equilibri politico sociali di rappresentanza del Capitale. I gruppi dirigenti ex PCI e DC possono frantumarsi e allaearsi successivamente, possono stare nello stesso partito o meno, ma quel che conta è che il progetto di Centro-sinistra di gestione delle politiche europee di austerity mantenga un equilibrio tra prontezza della ricezione ai diktat dei grandi poteri tecnocratici e la copertura sindacale a sinistra delle grandi mazzate imposte ai ceti popolari.

Nel frattempo, se pensiamo agli enti locali ed alle istituzioni gestite dal Pd, ci troviamo di fronte ad un partito che sta privatizzando, quasi svendendo, tutti i rimasugli di patrimonio pubblico per monetizzare disperatamente di fronte all’indebitamento di comuni, province e regioni governate. Si vende una piazza al centro della città, si cementifica creando un porto turistico mostruoso dove non ci sarebbe nemmeno lo spazio per un porticciolo, si cedono le quote della società municipalizzata lanciando sul mercato dei privati i lavoratori acquisiti per via politico-clientelare negli anni passati. La faccia triste di Bersani, il suo ridicolo senso di responsabilità, nascondono la realtà di un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare per conto del Capitale. In effetti il Pd è sempre stato un ottimo cavallo per la borghesia italiana ed è troppo presto per parlare di una sua morte e di una sua rapida sostituzione. C’è ancora tanto da fare nella svendita dei territori e della loro messa a profitto, occorre tutelare le grandi opere come il TAV in Piemonte, c’è da tutelare la mesta durezza della salvaguardia dello Stato. Non è sorprendente che il nome a circolare per la presidenza della Repubblica prima del ritorno di Napolitano fosse quello del prefetto e ministro Cancellieri. Nella crisi, come diceva Foucault, “la polizia è tutto”.

4 Comments to “La polizia è tutto”

  1. […] piuttosto che una Repubblica affacciata al Mediterraneo. Nella crisi, come diceva Foucault, “la polizia è tutto” e non sorprende che il nome a circolare accanto a Napolitano fosse quello del Ministro-prefetto […]

  2. Il.nostro inviato a Pyongyang ha detto:

    Più che altro non si capisce come abbiano fatto a convincere a farlo votare pure da Cocchino, ritenuto storicamente molto vicino a Rodotà

  3. Kigen ha detto:

    Senza spocchia e arroganza, tengo 50 anni esatti meno di Napolitano, ci sta tutto il tempo per cominciare a faticare

  4. Il nostro inviato a Pyongyang ha detto:

    Gira la voce che a Bersani saranno resi gli onori del caso trasportando il suo cadavere su di un treno che attraverserà la TAV Torino-Lione. Ovviamente aspettando il 2035, la data presunta di conclusione dei lavori, oppure mai, come qui a Pyongyang tutti speriamo.

    Nella vita come nella morte, insomma.

    Ps: siamo curiosi di vedere cosa titolerà domani il Rodong Sinmun. Ieri ha pubblicato in prima pagina una foto di Prodi con scritto “Mali profumo di Mali”, oggi è uscito con un “Derive A Prodi”. Chissà per domani cosa ha previsto la Brillante Redazione.

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